Le Origini della Medicina

La medicina è il complesso delle attività intese ad intervenire a favore dell’uomo sofferente ed è strettamente legata con le espressioni dello spirito umano.

Nell'antichità la guarigione viene praticata perlopiù da guaritori che usavano una grande varietà di tecniche terapeutiche: talvolta con approcci magici, talvolta empirici, talvolta olistici.

In comune, essi avevano la considerazione totale della persona umana.

Con rituali e cerimonie, tentavano di influire sulla mente del malato, allentando l’ansia che è la componente più devastante della malattia e aiutando il paziente a stimolare quelle facoltà di reazione alla malattia che ogni organismo naturalmente possiede.

Queste cerimonie di guarigione implicano un intenso rapporto tra guaritore e paziente e vengono spesso invocate forze soprannaturali, convogliate nel malato attraverso il guaritore.

Guaritori e Guaritrici

I guaritori praticavano la loro attività all’interno di una professione organizzata, ma derivano la loro autorità dall’efficacia terapeutica dei loro poteri, spesso interpretati come appartenenti ad un mondo trascendente.

E’ in questo ambito che il noce, il tasso ed altri alberi sono creduti essere portatori di febbre ed il rospo, il cuculo ed il ramarro provocano malattie e morte a chi li ha maltrattati.

Il cancro è concepito come un mostro carnivoro, che lacera e divora il corpo del sofferente.

Da qui l’idea di cibarlo di carni fresche, che si somministrano all’infermo, quando il cancro è interno, o si applicano a fette sul neoplasma, quando è esterno.

Il mal d’occhi è spiegato come una punizione di Santa Lucia, il travaglio del parto come un castigo di S. Anna.

Effetti dell’invasione demoniaca si considerano la paralisi istantanea, la distorsione, le tumefazioni articolari, l’istero-epilessia conosciuta coi nomi di brutto male, male sacro, ballo di San Vito.

Vi è l’uso del “trapianto magico”, tramite il quale si fa passare l’infermità dal corpo del sofferente in quello di un animale o di una pianta.

Si sono reperite tracce di trapanazione in crani preistorici; i primi documenti scritti di quelle pratiche e di quell’esperienza risalgono alle culture Babilonese ed Egizia, tra il III e II millennio a.C.

L’attività medica appare, in queste culture, come una funzione sacerdotale minore in via di specializzazione progressiva, intrecciata con credenze religiose e pratiche magiche ed in rapporto con la convinzione che la maggior parte delle malattie abbia origine divina e decorso imprevedibile.

Da un lato c’è la medicina dei Santuari, dove i sacerdoti preparano i pazienti, con riti e alimenti opportuni, a ricevere nel sonno l’apparizione benefica del Dio che li libera dal male.

In posizione intermedia, tra i Santuari e la medicina profana, vi sono i numerosi guaritori stregoni, maghi, operatori d’incantesimi attivi nelle campagne e nelle piazze cittadine.

Lo Sciamanismo

La tradizione dello sciamanismo è esistita sin dall’origine della storia e continua a essere una forza vitale in molte culture di tutto il mondo.

Lo sciamano è una persona in grado di entrare volontariamente in uno stato di coscienza non ordinario per prendere contatto col mondo degli spiriti.

Il ruolo dello sciamano è di presiedere ai rituali religiosi e di comunicare con gli spiriti per la divinazione, per la diagnosi delle malattie e per la guarigione.

Il carattere più eminente della concezione sciamanica della malattia è la convinzione che gli esseri umani siano parte integrante di un sistema ordinato e che ogni malattia sia conseguenza di una disarmonia con l’ordine cosmico.

Le terapie sciamaniche insistono, di conseguenza, sul ripristino dell’armonia all’interno della natura, nei rapporti umani e nei rapporti col mondo degli spiriti.

Tra Magia, Religione e Superstizione

La medicina dei popoli primitivi viventi oggi è essenzialmente demonistica, supportata dalle azioni medicamentose di vegetali e minerali.

La medicina dei primitivi considera essenzialmente due parti nella difesa contro il male: quelle che noi chiamiamo eziologia e terapia, compendiando in esse diagnosi e prognosi.

Nel concetto eziologico si nota quasi sempre uno stato di peccato dell’infermo, inteso in maniera diversa da quello della nostra morale e religione.

L’uomo può peccare contro le divinità ed esserne cosciente o no.

Può essere impuro per ragioni non inerenti alla sua volontà e può essere vittima di malignità di uomini e di dei.

La malattia può essere causata da qualche divinità irata per essere stata offesa.

Il peccato può aver offeso uno stregone o qualche suo protetto e anche questo può generare malattia.

Lo stregone può produrre la malattia del suo rivale in moltissimi modi, basati in gran parte su concetti di magia simpatica.

Ad esempio, vige la persuasione che capelli e unghie tagliate servano per fatture contro l’ex-possessore.

Tale pratica fu già in uso presso i Babilonesi e gli Egiziani, e vive ancora nel popolino.

La base principale della patologia dei primitivi è il demonismo.

La maggior parte delle malattie sono prodotte da esseri invisibili, extranaturali, dotati di malignità verso l’uomo.

Dal concetto demonico si passa a quello animistico: si pensò che le anime dei morti, specialmente degli uccisi, si aggirassero nella casa degli uccisori per procurare malanni.

Nella difesa contro il male, si distinguono una profilassi e una terapia propriamente detta.

La profilassi consiste nell’evitare il tabù o nel ricorrere a purificazioni, la più comune è fatta con l’acqua.

Anche l’uso degli amuleti aveva la funzione di proteggere dal male: alcuni contengono l’anima di una persona e impediscono che si ammali.

Possono essere naturali o artificiali, con svariate forme e sostanze.

Per fabbricarli occorrono persone e cerimonie particolari.

Affini agli amuleti sono i nodi.

Per un concetto assai comune di similia similibus, i nodi furono e sono spesso usati per impedire i morbi; impediscono le malattie e le guariscono se già in atto.

Le profilassi collettive consistono in cerimonie dirette da stregoni allo scopo di cacciare i demoni dal villaggio, incutendogli paura, facendoli soffrire, allettandoli con promesse o ingannandoli.

Il sistema terroristico ha dato origine alle maschere e alle “danze dei diavoli”, che assumono valori e significati differenti.

Si può far soffrire il demonio, provocando la sofferenza nel malato, infliggendogli ferite, irritazioni, percosse, digiuni affinché “lo spirito” si trovi male e se ne vada.

Si dice che il demonio abbia la mentalità del selvaggio che lo ha creato e che spesso abbandoni l’ospite per andare a mangiare o a vedere.

Vi è poi il concetto dell’espiazione, che si compie mediante offerte e sacrifici di animali o uomini.

In questo caso si trasferiscono tutte le colpe del malato, o di una tribù colpita da epidemia, in un oggetto, animale o persona, che viene gettato o allontanato per sempre come capro espiatorio.

La terapia medicamentosa è data da un arsenale di piante e minerali, dotati di vera virtù farmacologia, sebbene usati quasi inconsciamente.

I medici magi osservano gli astri, i fenomeni naturali, le viscere degli animali e conoscono per esperienza le virtù delle piante ed i relativi rimedi.

Vi sono anche tentativi di terapia razionale come il salasso, la scarificazione e le pozioni medicamentose.

Tutte le metodologie primitive sono essenzialmente basate sul principio magico-religioso.

All’inizio, l’empirismo medico fu soprattutto una nuova forma di culto.

Così operando, il medico-stergone ebbe a disposizione scongiuri, fatture e pozioni composte con erbe, fiori e radici credute sacre.

Quando fu in grado di considerare tali ausili come semplici agenti naturali, ebbe inizio il primo distacco tra scienza e credenze, che doveva culminare con la Scuola di Kos.

Medicina Greca

E’ testimoniata fin dai tempi di Omero la presenza di medici laici, attivi presso i palazzi dei signori, nelle città e nelle loro campagne.

La medicina dei tempi omerici ha già i caratteri di una professione, ben ordinata su basi sicure.

Esiste una nomenclatura delle varie parti del corpo, identica a quella che riscontriamo più avanti negli scritti di Ippocrate.

Le descrizioni delle cure, specialmente delle ferite, dimostrano una sicura esperienza e pare che l’opera del medico e del chirurgo siano già nettamente distinte.

Nell’intera antichità greca, la guarigione fu considerata essenzialmente un fenomeno spirituale e fu associata a molte divinità.

I medici Greci formarono corporazioni mediche, che promossero una forma di medicina fondata su conoscenze empiriche.

La medicina, dunque, è un’arte a sé esercitata da uomini esperti, che ad essa si dedicano e per tale opera sono remunerati.

Le guarigioni ottenute vengono iscritte dai pazienti grati sulle tavolette, molte delle quali sono state ritrovate.

E’ verso il VI sec a.C. che ha inizio nelle prime scuole filosofiche la medicina scientifica.

Sotto l’azione delle scuole filosofiche, sorgono, nell’Italia meridionale ed in tutto il Mediterraneo, importanti scuole mediche tra cui le più celebri furono quelle di Cnido e di Kos.

Ippocrate

Il più famoso medico dell'antichità, padre fondatore dell'ars medica antiqua, nacque nell'isola di Kos, attorno al 460 a.C. da una famiglia aristocratica di antiche tradizioni mediche.

Egli fu il grande instauratore della medicina scientifica; intraprese, a scopo di studio, lunghi viaggi, fu allievo del ginnasta Erodico di Selimbria, del retore Gorgia e del filosofo Democrito.

Egli svolse l’attività più importante e decisiva nella città natale, ove la scuola medica ebbe da lui grandissima fama.

La sua fama è legata non solo alla sua attività di medico, ma anche e forse soprattutto, a quella di maestro, avendo avuto il grande merito e coraggio di estendere l'insegnamento al di fuori dell'ambito familiare.

Scrupoloso ricercatore ed acuto osservatore, rinnovò il concetto stesso di medicina allora legato all'intervento divino.

Secondo Ippocrate, infatti, la malattia e la salute avevano ben poca attinenza con il mondo degli dei: esse non erano affatto punizioni o doni, quanto piuttosto il risultato naturale di determinate circostanze del tutto umane.

Le sue opere, una sessantina circa, sono raccolte nel Corpus Hippocraticum, che, tuttavia, contiene anche opere la cui paternità non è quasi certamente di Ippocrate, ma di alcuni suoi discepoli.

Fra gli scritti etici del Corpus Hippocraticum, va citato in primo luogo il Giuramento, che veniva pronunciato dai medici della scuola quando iniziavano l’esercizio professionale ed è utilizzato ancora oggi.

Con questo giuramento, il medico si impegnava ad astenersi da ogni atto dannoso al malato, dalle pratiche abortive, dal veneficio, e prometteva solennemente di mantenere il segreto professionale e di considerare sacra la sua arte.

Fra i libri più studiati e diffusi, quello degli Aforismi fu considerato per due millenni il testo classico della medicina.

Da esso si rileva come la diagnostica costituisca il fondamento dell’insegnamento.

Era considerato doveroso esaminare il malato molto attentamente, tenendo conto dell’aspetto esterno, della respirazione, del sudore, delle scariche, dell’urina e della temperatura.

E’ già usata l’ascoltazione, dimenticata per secoli e che tornò in uso agli inizi dell’Ottocento.

La concezione fondamentale della medicina ippocratica nasce dalla medicina babilonese e da quella egiziana.

Essa ha un indirizzo cosmico ed unitario, secondo il quale la natura individuale possiede i caratteri e le funzioni di un’energia vitale ed è la suprema regolatrice dell’armonia necessaria alla vita.

Nel campo della patologia, la scuola ippocratica è la fondatrice della dottrina costituzionale, secondo la quale l’organismo costituisce un’unità e non una somma di organi.

E’ questa scuola che afferma per prima l’azione dell’ambiente sull’individuo e sull’origine delle malattie e l’importanza dell’eredità, enunciando il concetto dell’adattabilità dell’individuo all’ambiente.

Dottrina fondamentale della scuola è quella della patologia umorale, secondo la quale, quattro umori cardinali (sangue, flemma, bile gialla e bile nera) formano gli elementi del corpo umano e della vita.

Le funzioni normali o patologiche, il benessere o la malattia, corrispondono ad una situazione di perfetto equilibrio o di squilibrio degli umori.

Il temperamento dell’individuo (sanguigno, flemmatico, bilioso, atrabiliare) dipende dalla varia miscela degli umori.

La Vis Medicatrix Naturae

La scuola ippocratica attribuisce la massima importanza alla forza sanatrice della natura, affermando che nell’organismo è insita la tendenza alla guarigione e che il decorso della malattia rappresenta i tentativi dell’organismo di riparare con le proprie forze le lesioni.

Il corpo ha in sé i mezzi della guarigione: la Natura è il medico delle malattie, ed occorre seguirne gli insegnamenti.

Tutta la dottrina ippocratica è essenzialmente biologica: la medicina da lui iniziata è intesa come scienza ed arte a un tempo, il cui unico scopo è lenire le sofferenze del malato.

Nel suo insegnamento egli riunisce tutte le norme fondamentali, che devono guidare il medico nel ragionamento, nella pratica e dargli la coscienza di compiere un’opera nobile e santa.

La medicina ippocratica si stacca completamente da quella sacerdotale e magica e si fonda soltanto sul ragionamento e sull’esperienza.

L’insegnamento d’Ippocrate fu il fondamento della scienza medica dall’epoca fiorente della scuola sino alla fine del Settecento.

In tutte le scuole mediche d’Europa, gli Aforismi costituirono il testo più importante.

Nell’attuale indirizzo della medicina scientifica vi è un manifesto ritorno alla concezione ippocratica e particolarmente alla patologia umorale, alla dottrina costituzionale ed al concetto della forza guaritrice della natura.

Aristotele

Nella seconda metà del IV secolo, il prestigio sociale e culturale dei “tecnici”, tra i quali i medici, si riduce rapidamente.

Nel campo del sapere biologico, le maggiori novità vengono da Aristotele e dalla sua Scuola, il Liceo.

In questo ambiente nascono la zoologia e l’anatomo-fisiologia comparata.

Tra il 350 e il 330 a.C. Aristotele e i suoi discepoli accumulano un grande patrimonio di conoscenze biologiche, che consentiranno, all’inizio del secolo III d.C., nell’ambiente del Museo di Alessandria, la trasformazione del vecchio sapere medico in una vera e propria scienza biologica.

La biologia alessandrina del III secolo dà origine alla principale scuola di medicina, denominata “Dogmatica” cioè razionale, in cui anatomia e fisiologia sono il fondamento necessario della medicina.

Ai dogmatici si contrappongono altre due scuole di medicina: Empirica e Metodica.

Quella “Empirica” è legata al pensiero scettico e sostiene che una buona terapia si basa sull’osservazione ripetuta delle reazioni dei pazienti ai diversi farmaci.

Quella dei “Metodici” è, invece, legata al materialismo epicureo, secondo cui l’organismo è formato da una materia atomica che può presentare due stadi patologici, dai quali dipendono tutte le malattie: l’eccesso di compressione (costipazione) degli atomi, o l’eccesso di rarefazione (rilasciamento).

Qualsiasi malattia può venire curata ristabilendo, con esercizi e farmaci, l’equilibrio tra i due stadi.

Contro gli empirici e i metodici si rivolge la polemica del dogmatico Galeno di Pergamo.

Galeno

Claudio Galeno, figlio di un matematico ed architetto, nacque a Pergamo, città della Magna Grecia, attuale Bergama, Turchia Occidentale, nel 130 d.C. Coltivò in patria la filosofia e si rivolse poi alla medicina, approfondendone lo studio a Smirne, Corinto ed Alessandria, dove conobbe indirizzi e maestri diversi.

Con sorprendente carriera professionale, da medico dei gladiatori in Pergamo, divenne medico di Marco Aurelio e dei suoi successori.

Tranne un soggiorno in patria di tre anni e la partecipazione per breve tempo alla guerra contro i Marcomanni, rimase a Roma presso la Corte Imperiale per circa 40 anni e, probabilmente, fino alla morte (200 d.C.).

Pur conservando tecniche e concezioni tradizionali, come quella ippocratica dei quattro umori, egli innovò notevolmente l’impostazione della diagnosi, della prognosi e della terapia, non più generica di tutto il corpo, ma specifica degli organi malati, dando inizio alla specializzazione tipica della medicina occidentale.

Galeno dominò incontrastato attraverso i secoli, fino al Rinascimento.

Il suo influsso, che aveva dato origine ad un metodo basato sulla equilibrata concezione della medicina come arte e come scienza (galenismo), poggiava su di un gran numero di scritti di vario contenuto.

Galeno si considerò un filosofo, dal momento che la medicina non solo insegnava a conoscere il mondo naturale, ma, nel suo esercizio, consentiva a chi la praticava di ostentare tutte le migliori qualità morali.

Si interessò particolarmente alla logica scientifica, sviluppando le teorie di Aristotele e degli Stoici, in modo da dare alla medicina un più pertinente criterio espositivo e di ragionamento.

Era ben consapevole che la mera esperienza e la pura osservazione non bastavano alla comprensione delle attività del corpo umano e delle differenze tra la condizione di salute e di malattia.

La logica e l’analogia aiutavano a colmare le lacune lasciate dai dati dell’esperienza, ma l’integrazione delle une e degli altri erano essenziali per una prassi professionale corretta.

La medicina galenica può essere descritta come una fusione di nozioni sensoriali ippocratiche, di logica aristotelica e antropologia platonica.

E’ da Platone che Galeno derivò la sua teoria di un nesso tra corpo ed anima.

Pensava che nel Timeo Platone avesse dimostrato la stretta relazione tra corpo ed anima e di come i cambiamenti fisici del primo influissero sulla seconda.

Galeno ritenne che l’anatomia fosse il mezzo primario ed indispensabile per la conoscenza del corpo.

Sostenne che l’ambito del sapere medico non potesse arrestarsi alle strutture anatomiche osservabili (organi interni, tessuti…), ma dovesse risalire fino agli elementi primari costituenti dei corpi: aria, fuoco acqua, terra con le rispettive qualità cioè freddo, caldo, fluido, solido.

Il corpo è così costituito da quattro elementi, la cui componente dà luogo ai diversi “temperamenti”; derivati dalla tradizione ippocratica (sangue, flegma, bile gialla o nera).

Così un temperamento caldo e umido sarà sanguigno, uno freddo e umido “flemmatico”, uno caldo e secco “collerico”, uno freddo e secco “melancolico”.

Ogni temperamento ha un suo proprio quadro patologico.

Gli elementi formano i tessuti omogenei da cui sono composti gli organi.

Sulla base del finalismo che governa la natura, ogni organo possiede una sua “facoltà naturale” che ne spiega la funzione specifica e che può essere attrattiva, trasformativa o espulsiva.

In tutti i processi fisiologici, gioca un ruolo centrale il calore innato, che ha sede nel cuore e che è coinvolto tanto nella digestione tanto nella riproduzione.

Sul piano anatomo-fisiologico, il corpo vivente appare come una macchina perfetta, a struttura elastico-fluida, composta di organi che la natura ha organizzato in modo da assicurarne l’armonica collaborazione, per salvaguardare l’ordinata funzionalità dell’insieme.

La terapia era concepita come ripristino dell’equilibrio degli umori e venivano messe in rilievo soprattutto le alterazioni dei singoli organi.

Galeno evidenziò l’importanza di modificare la terapia a seconda dei singoli casi e di prestare attenzione a tutti i fattori esterni che avrebbero potuto incidere sul risultato finale.

Morì sotto l’impero di Commodo e tuttavia la sua opera sopravvisse rappresentando, per molti secoli, uno dei più monumentali lasciti dell’antichità classica riguardo il grande sistema di un sapere sulla natura vivente.

L’Ars medica, il trattato che compendia le regole terapeutiche galeniche, rimase fino al Seicento il testo fondamentale della professione medica.

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