La Divisione tra Anima e Corpo

In Occidente la separazione fra anima e corpo affonda le sue origini nella filosofia greca e più precisamente in Socrate ed in Platone.

In nessuna cultura precedente emerge una distinzione netta tra corpo ed anima ed anche nella Grecia presocratica le azioni degli uomini erano mosse dagli dei: nell’Iliade, tutti i personaggi e gli eroi non sembrano avere una coscienza propria, ma sono guidati dalle divinità dell’Olimpo.

Socrate nel Menone teorizza l’esistenza dell’Iperuranio, luogo dove le anime vivono prima di incarnarsi nei corpi.

Nel Fedone Platone dipinge il corpo come prigione dell’anima, ponendo le basi per la separazione tra corpo mortale e corrotto ed anima immortale e pura.

Nel Fedro Platone teorizza l’anima composta da un auriga che guida due cavalli, uno buono ed uno cattivo.

La chiesa cattolica per duemila anni ha esasperato questa divisione tra corpo ed anima, contribuendo a diffondere in profondità nelle coscienze questo concetto in tutta la cultura occidentale.

Galileo, Newton, Cartesio e gli illuministi si sono contrapposti alla dominante cultura cattolica, andando però nella direzione di separare ulteriormente il corpo dall’anima ed arrivando a teorizzare l’esistenza del solo corpo.

Nel XVIII, XIX ed ancor più nel XX Secolo la scienza è diventata la nuova religione e gli scienziati i moderni sacerdoti.

Basandosi sul presupposto materialistico, le scienze hanno suddiviso, scomposto ed analizzato fredda materia inerte.

Chimica, biologia, medicina, fisica, economia, filosofia, botanica, antropologia, agraria, astronomia, politica e tutte le scienze che hanno conosciuto un enorme successo in questi anni partono dal concetto che è possibile studiare l’insieme come somma delle sue singole parti.

La Fisica Quantistica

Questo concetto è così profondamente radicato nelle nostre menti, che quando nei primi anni del Ventesimo secolo i fisici si imbatterono in fenomeni strani ed inspiegabili con le teorie allora dominanti, scienziati del calibro di Einstein, Bohr, Heisenberg, Pauli, Von Neumann si trovarono in una profondissima crisi: il mondo in cui credevano semplicemente non esisteva più e questo risultava in maniera inconfutabile da esperimenti scientifici.

Il risultato di un’interazione tra particelle non è costante, ma ha un grado di probabilità associato; una particella può scomparire, apparire, trasformarsi in un’altra, sempre con una probabilità associata.

L'esistenza del quanto d'azione di Planck introduce nella vecchia fisica classica una situazione completamente nuova dal punto di vista della descrizione del processo di misura : ogni interazione tra un sistema atomico ed uno strumento comporta una importante modifica anche del sistema, che non è eliminabile né praticamente, né concettualmente e non può essere resa arbitrariamente piccola.

Ogni interazione fisica tra strumento e oggetto misurato implica sempre uno scambio di energia.

La descrizione matematica del processo di interazione da parte della teoria quantistica comporta una serie di gravi difficoltà, generalmente note come problema quantistico della misurazione.

La fisica quantistica è costretta ad utilizzare contemporaneamente una descrizione corpuscolare ed ondulatoria per le particelle ed a ricorrere ad descrizione deterministica e ad una probabilistica per le interazioni.

Lo strumento di misura diventa anch’esso un oggetto che interagisce con le particelle osservate e lo stesso vale per gli occhi ed il cervello dell’osservatore.

Per la prima volta nella storia della fisica non esiste una teoria chiara e condivisa che spieghi completamente i fenomeni osservati e le teorie elaborate coinvolgono la coscienza dell’osservatore ed il concetto che tutto è connesso.

La distinzione tra materia ed energia vacilla e la stessa esistenza di un mondo fisico è messa in discussione.

La crisi del mondo materialista

Dopo il boom della ricostruzione postbellica, con gli anni Settanta la crisi della visione materialista del mondo inizia a diventare evidente in molti settori.

In economia ed in ecologia appare evidente che l’impostazione classica non riesce a generare un benessere diffuso e stabile, le risorse del pianeta Terra sono sfruttate oltre la possibilità di rinnovarsi
, i mari, i suoli, le acque sono inquinati, quattro quinti degli abitanti del pianeta vivono in miseria ed anche nei Paesi del cosiddetto Primo Mondo molta gente sopravvive ai margini della miseria e le crisi economiche si susseguono alla distanza di 20 – 25 anni.

In alimentazione appare sempre più evidente che mangiamo mele che non sanno più di mela e che non contengono le sostanze che dovrebbero contenere, che ci nutriamo di cibi assolutamente poveri e poi dobbiamo assumere gli integratori.

In medicina i declamati successi degli ultimi decenni non possono nascondere una sostanziale verità: che a fronte di costi sempre più consistenti, siamo tutti malati.

Laddove un sintomo viene guarito ecco apparirne un altro, ad un virus se ne sostituisce un altro e sempre nuove pandemie sconvolgono la popolazione

Il Tao della fisica di Fritjof Capra

Nel 1975 esce un libro fondamentale per il percorso di riunificazione del mondo materiale scientifico col mondo spirituale e filosofico, fra corpo ed anima: “Il Tao della Fisica” dell’allora sconosciuto fisico-teosofo americano Fritjof Capra: è subito un enorme successo mondiale.

Il Tao della fisica di Fritjof Capra, per la prima volta espone una visione unitaria tra materia e coscienza, mette il grande pubblico in contatto con i nuovi paradigmi unitari della scienza e del misticismo.

Capra non inventa alcuna nuova teoria, ma fa un acuto parallelismo tra le ultime acquisizioni della fisica con i più antichi testi orientali, in particolare indù e cinesi.

Il principio ispiratore del libro è ancora attualissimo e la scienza, da allora, si è ancor più avvicinata alla religione.

Nei paragrafi che seguono analizziamo sinteticamente alcune moderne teorie scientifiche e vediamo come tutte convergono verso una riunificazione tra corpo ed anima, tra il tutto e l’uno.

Capra ha continuato in questa opera di grande divulgazione con una serie di ipotesi e di sintesi tra pensiero scientifico e spirituale nei libri: “Il punto di svolta”, “L'universo come dimora”, “La rete della vita” e “Verso una nuova saggezza”.

La scienza della complessità

Iniziata nei primi decenni del secolo da Von Bertalanffi, Woodger, Needham e Haldane, la scienza della complessità si sviluppò come un paradigma in opposizione al vitalismo ed al meccanicismo allora dominante, affermando il principio olistico secondo cui l'unità di un organismo non è riducibile alla somma delle sue parti, cercando un linguaggio ed una teoria che potessero descrivere gli esseri viventi in maniera completa ed unitaria, non a compartimenti stagni.

E’ stata alla base della teoria generale dei sistemi, successivamente applicata alla cibernetica, e più recentemente alle teorie del caos.

La teoria è basata sul principio di autorganizzazione spontanea e adattativa dei sistemi complessi, ad essa si rifanno numerose discipline e linee di ricerca come l'ecologia della mente di Bateson, l'epistemologia genetica e il cognitivismo di Piaget, l'olismo epistemologico di Edgar Morin, la termodinamica dei processi irreversibili di Ilya Prigogine, le ricerche embriologiche di Waddington, l'etologia di Konrad Lorenz e la teoria matematica della morfogenesi di Renè Thom.

Il paradigma olografico

Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, ha condotto uno dei più importanti esperimenti scientifici del Ventesimo Secolo.

Aspect ha scoperto e dimostrato che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra, indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri!

È come se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.

La portata di questa scoperta è enorme, come enormi sono le sue conseguenze.

Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi:

  1. la teoria di Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è da considerarsi errata
  2. le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

 

L’Universo fisico non esiste

David Bohm, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà oggettiva, l’universo fisico non esiste.

Nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

Ologrammi, la parte e il tutto in una sola immagine.

Le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa per il fatto che la loro separazione è un'illusione.

Egli sosteneva che, ad un qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra.

Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare olografica.

Poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l'universo stesso è una proiezione, un ologramma. La memoria cosmica di tutto ciò che è, sarà o sia mai stato.

Tutte le cose sono collegate

Oltre alla sua natura fisica illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.

Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, potremmo spingerci entro quel livello della realtà e connetterci con il passato, il futuro e tutti gli esseri viventi dell’Universo.

Attraverso Reiki ed i suoi simboli noi possiamo contattare realtà e persone lontane nello spazio e nel tempo.

Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad un’immagine statica, Bohm preferiva descrivere l'Universo col termine dinamico di "olomovimento".

La parte contiene il tutto

Affermare che ogni singola parte contiene tutte le informazioni dell’intero significa che l'informazione è distribuita non-localmente.

Se l'universo è organizzato secondo principi olografici, dovrà avere proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera.

Possiamo ricavare questa nozione anche dalla medicina naturale: il piede mappa l’intero organismo (riflessologia plantare), così il volto (morfopsicologia), le mani (chirognomia), i muscoli (kinesiologia), le orecchie (auricoloterapia) ed il cervello.

Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità, che include ogni atomo dell'universo.

Dalle particelle subatomiche alle galassie, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di "tutto".

La memoria è olografica

Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia.

Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.

Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e questa teoria spiega in che modo questo organo riesca a contenere circa 10 miliardi di informazioni (cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani) in uno spazio così limitato.

Si è scoperto che anche gli ologrammi possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, ma anche di correlare idee e decodificare frequenze di ogni tipo.

Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsiasi informazione dal nostro cervello risulta spiegabile più facilmente se si suppone che esso funzioni secondo principi olografici.

Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in base all’ipotesi olografica è la sua abilità nel tradurre le moltissime frequenze luminose, sonore e sensoriali che esso riceve tramite i sensi, nel mondo concreto delle nostre percezioni.

Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio.

Il cervello usa i principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

Vi è una impressionante quantità di dati scientifici che confermano la teoria di Pribram, sempre più condivisa.

Da molti esperimenti e risultato che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia di quanto supposto.

Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro senso dell'olfatto percepisce anche le cosiddette "frequenze osmiche" e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze.

La realtà? Non esiste, è solo un paradigma olografico.

Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta quando lo si unisce alla teoria di Bohm.

Perché se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva?

In parole povere: non esiste.

La fisica ci porta verso le filosofie orientali

Come da sempre sostengono le religioni e le filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione.

E qui siamo molto vicini alla quadratura del cerchio, alla riunificazione delle culture orientali ed occidentali.

Noi pensiamo di essere delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo fa parte del campo della pura illusione.

In realtà siamo una sorta di "ricevitori" che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.

Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato "paradigma olografico".

Il mago sa che il mondo non esiste, che tutto è un’illusione.

Ma non per questo rinuncia a vivere e ad agire.

Quello che cambia è il modo di vivere ed il modo di agire.

Alcuni scienziati sono convinti che si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza.

In un universo in cui le menti individuali sono porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, morte, separazione ed individualismo non hanno più alcun senso.

La fisica ci porta ad una nuova religione universale, dove la mente è parte di un continuum collegata non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio.

Immaginarsi malati, immaginarsi sani

Il paradigma olografico ha delle implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure come la biologia.

Se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum).

Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".

Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico.

Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.

Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell'ologramma corporeo.

Molte medicine alternative che lavorano su principi energetici o sulle frequenze, come il Reiki, l’omeopatia, i fiori di Bach, la kinesiologia sarebbero facilmente spiegabili.

Anzi, la medicina allopatica può funzionare solamente perché i principi attivi hanno una frequenza propria.

Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo olografico.

Forse siamo tutti d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente perché ciò che consideriamo "realtà consensuale" è stato formulato ed accettato ad un livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono totalmente collegate tra loro.

Se ciò risultasse vero, sarebbe la più profonda ed importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico, implicherebbe infatti che esperienze non ordinarie non sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre menti con le convinzioni atte a renderle tali.

Creiamo noi la nostra realtà

In un universo olografico non vi sono limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.

Tutto non sarà né più né meno miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni.

Tutte le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà.

E tutto questo non è sostenuto da qualche mistico o guru, ma dai più brillanti scienziati di questi ultimi decenni.

La fisica che impariamo a scuola è preistoria.

Molti di noi continuano a ritenere che sia l’unica fisica possibile (e con essa l’unica medicina possibile, l’unica economia possibile, l’unica ecologia possibile) perché funziona perfettamente per spiegare i fenomeni semplici delle medie dimensioni che abbiamo costantemente sotto gli occhi.

Ma se impariamo a guardare la realtà con altri occhi scopriamo da soli ciò che in Oriente hanno sempre saputo e che i fisici Occidentali stanno scoprendo in questi anni.

 

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