Con l’uscita dall’acqua e a contatto con la terra i sensi si differenziano e si affinano, si sviluppa il sistema nervoso e progressivamente la struttura cerebrale per coordinare le attività divenute più numerose e complesse.

Compaiono le prime strutture cerebrali (talamo e ipotalamo) che permettono il controllo dell’omeostasi, cioè la facoltà di mantenere l’equilibrio interno al variare delle condizioni ambientali.

Il primo barlume di istintiva coscienza animale si instaura duecento milioni di anni fa nei rettili.

Cento milioni di anni dopo fanno la loro comparsa i mammiferi e compare lo strato successivo, il cervello emozionale, detto sistema limbico.

Venti milioni di anni fa nell’uomo compare il terzo strato: le circonvoluzioni della corteccia cerebrale.

Ha inizio l’attività razionale, nasce la mente.

Da ora la realtà può essere rappresentata attraverso l’immaginazione, il pensiero stabilisce la possibilità di ergersi al di sopra della materia, di comprenderne la struttura, di modificarla, di assumerne in una certa misura il controllo.

Il potere della mente rivela d’altronde un terribile paradosso: quello di usare la realtà per creare e sostituirle un’altra realtà.

Qui comincia il dominio dell’illusione e della polarità, ossia dell’idea che la realtà sia separata in poli opposti e contrastanti.

Con la comparsa del cervello inizia l’attività del discernimento, cioè la separazione e l’elaborazione degli stimoli e la differenziazione delle risposte (comunicazione).

Le informazioni provenienti dalla realtà entrano nell’organismo attraverso i canali di ingresso (i sensi) e vengono successivamente analizzate per fornire una reazione adeguata che implica normalmente una attività motoria di qualche tipo.

Questa è la funzione di sintesi che viene espressa attraverso i canali di uscita (linguaggio, scrittura, gestualità, reazioni vasomotorie, incretorie ed escretorie).

Poco sappiamo del funzionamento del cervello, ma sembra che i due lobi cerebrali svolgano funzioni differenti, pur essendo intercomunicanti.

Possiamo dire con una certa approssimazione che la parte sinistra del cervello governa la parte destra del corpo e viceversa.

Inoltre nell’emisfero destro sono contenute le funzioni sintetiche e ricettive mentre l’emisfero sinistro è dominante per la parte analitica ed attiva.

Noi occidentali in particolare, essendo più abituati ad usare la mente analitica, siamo convinti che caldo e freddo, buio e luce, bello e brutto, giusto e sbagliato, alto e basso e così via siano elementi contrastanti.

Da qui nasce la separazione, la discriminazione, la menzogna della mente che crea il razzismo, il nazionalismo e tutti gli "ismi" in genere.

Se ci pensiamo bene però, noi non entriamo mai in contatto diretto con l’alto e con il basso, con il bello o con il brutto, con lo spazio e con il tempo, ma piuttosto con una unità di misura, con una convenzione o un giudizio, che nascono da un calcolo, da un preciso condizionamento.

Alto e basso solo sono due forme diverse che assume l’essere, così come il giorno e la notte sono l’effetto della rotazione della terra sul proprio asse rispetto al sole.

La nostra mente, non potendo comprendere l’unità del tutto, deve in qualche modo rappresentarsi una realtà semplificata.

E per semplificare separa il tutto in parti distinte.

Come non siamo in grado di vedere gli atomi e le radiazioni, così non siamo in grado di conoscere la luce e l’ombra, il caldo e il freddo, il bene e il male se non attraverso valutazioni parziali.

Di tutta la gamma delle radiazioni esistenti siamo in grado di vederne solo una parte infinitesimale e la convinzione che esista uno spazio e un tempo non riguarda la loro effettiva esistenza, ma bensì la nostra incapacità di cogliere contemporaneamente tutte le informazioni esistenti nell’universo (sincronicità).

L’attività discriminante della mente si chiama giudizio e se da una parte questo è indispensabile per una corretta valutazione degli avvenimenti, dall’altra parte comporta l’errata convinzione che la realtà sia separata in opposti inconciliabili.

Ma non è così.

E’ solo comodo pensare che esista l’ingiustizia e sentirci vittima delle circostanze, così come è più conveniente incolpare qualcun altro per quello che ci succede piuttosto che assumerci la responsabilità della nostra vita.

Il tempo e lo spazio sono una funzione dell’espansione della coscienza.

Il bello e il brutto, il bene e il male coesistono e convivono nella stessa persona.

Nulla è giusto o sbagliato, tutto è semplicemente ciò che è.

E soprattutto è UNO.

Se potessimo "vedere" l’energia non esisterebbero il buio e la luce, la ricchezza e la povertà, i vecchi e i giovani, perché vedremmo unicamente una vibrazione.

Se vogliamo guarire dobbiamo diventare consapevoli del tutto, dobbiamo sapere che la realtà non è quella che crediamo di vedere, perché siamo pieni di condizionamenti che derivano dall’uso di sensi estremamente limitati e inoltre la realtà è spesso la proiezione del nostro mondo interiore (Il velo di Maya).

Dobbiamo superare il limite del giudizio, della tentazione di separare il dentro dal fuori e renderci conto che siamo UNO con ogni manifestazione dell’energia creatrice.

Forse che quel Dio che tutti cerchiamo non è proprio il desiderio di ritrovare l’unità?

E il Paradiso Terrestre a cui ci rivolgiamo con nostalgia non è forse il ricordo dell’unità con Dio?

E nell’estasi dell’amore cos’è che conduce al sommo piacere se non l’unione fisica e psichica di anima e corpo con la metà mancante?

Siamo alla continua ricerca del completamento attraverso l’altro perché ci hanno insegnato, fin da piccoli, che siamo separati e incompleti.

La malattia, come l’amore o la fede, è una strada verso l’unità.

Essa ci porta in contatto con l’altra parte di noi stessi, quella che non vogliamo vedere o sentire.

Riconoscendola e integrandola potremo guarire perché ci saremo ricondotti noi stessi a unità.

Se non riesco ad amarmi, a gioire, a comprendermi, a proteggermi, a farmi rispettare continuerò a sentirmi separato da me stesso.

Questa è la vera solitudine.

La malattia mi stimola e mi pone domande affinchè io possa rispondere a me stesso, ristabilendo il contatto e la comunicazione con il mio io più profondo e autentico.

Il bambino che è dentro di me cerca di attirare la mia attenzione, perché vuole giocare...

 

Tutti nel mondo riconoscono il bello come bello: in questo modo si ammette il brutto.

Tutti riconoscono il bene come bene; in questo modo si ammette il non-bene.

L’essere e il non-essere si generano l’un l’altro,

il difficile e il facile si completano l’un l’altro,

il lungo e il corto si formano l’uno dall’altro,

l’alto e il basso si invertono l’un l’altro,

il prima e il dopo si seguono l’un l’altro.

 

Tao-Te-Ching

Richiedi Informazioni

CAPTCHA
Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.
Target Image