Le Scienze Psichiatriche

Nella medicina moderna, i problemi psicologici e di comportamento sono stati studiati e trattati dagli psichiatri.

I meccanismi biologici vengono visti come la base della vita, gli eventi mentali come manifestazioni della sfera psichica.

Gli psichiatri hanno utilizzato il modello biomedico per spiegare le alterazioni di tali manifestazioni.

Anziché tentare di capire le dimensioni psicologiche della malattia mentale, gli psichiatri concentrarono i loro sforzi sul ritrovamento di cause organiche per tutti i disturbi psichici.

I ricercatori, talvolta, furono effettivamente in grado di identificare origini organiche di alcuni disturbi mentali e riuscirono a sviluppare metodi efficaci di trattamento.

Consolidarono la psichiatria come una branca della medicina, legata al modello biomedico; ma già nell’Ottocento, il limitato successo di tale approccio alla malattia mentale ispirò un movimento alternativo – l’approccio psicologico.

L’approccio psicologico si rivelò fondamentale per la formazione della psichiatria dinamica e per la relativa psicoterapia adottata da Sigmund Freud che permisero alla psichiatria di inserirsi anche nel contesto delle scienze sociali. I

l fatto che l’individuo manifesti il proprio comportamento con il corpo e solo mediante questo sia individuabile, fa sì che il rapporto tra nozione di individuo umano e nozione di corpo sia avvertito come assai stretto, sia nel pensiero comune che nella riflessione psicopatologica.

La psichiatria classica, ispirata al grande fondatore della nosografia psichiatrica, E. Kraepelin, che studiò la malattia mentale come malattia somatica, intende il corpo come il luogo in cui la malattia mentale nasce e si manifesta attraverso i sintomi.

Ciò è in accordo con tutte le altre discipline mediche, per cui, a una precisa lesione nel corpo, corrispondono precisi segni di essa nel corpo.

Così, poiché la malattia psichica è una malattia del sistema nervoso centrale, essa produrrà un segno nel sistema nervoso centrale stesso e in altri distretti anatomici.

Tale modello è oggi più che mai vivo nella psichiatria accademica, che abitualmente non raccoglie l’intuizione di J. M. Charcot, che aveva ipotizzato l’effetto somatico di un pensiero.

Charcot lavorò alla Salpetriere, la più importante Scuola Europea post-universitaria di psichiatria, dove si formarono i grandi psichiatri dell’Ottocento-Novecento: J. Babinskj, A. Binet, P. Janet e molti altri; lo stesso Freud ne subì l’influenza.

A Parigi, Freud ebbe le prime intuizioni che gli permisero di sviluppare la teoria sull’isteria.

Il modello di Freud dell’isteria di conversione è il caposaldo di una nuova e più complessa concezione del corpo.

Il salto dallo psichico all’innervazione somatica costituisce il meccanismo patogenetico dell’isteria di conversione, per cui l’energia libidica si può convertire in energia somatica.

Il corpo, allora, parla attraverso i sintomi, che però non sono consequenziali ad una lesione del sistema nervoso centrale; esso, diviene soggetto parlante con un linguaggio di simboli, che rinviano a rappresentazioni rimosse, ossia, in ultima analisi, a significati.

La conversione è il meccanismo per cui si costituiscono i sintomi, è la traduzione di un conflitto psichico in manifestazioni corporee (paralisi, tremori, formicolio).

I sintomi, dunque, non sono altro che simboli i quali, mediante il corpo, comunicano spesso contenuti rimossi.

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