Il Femminile Sacro (Prima Parte) - newsletter la Città della Luce

Il Femminile Sacro (Prima Parte)

Guardando all'attuale società e cultura occidentale nessuno avrebbe dei dubbi nel riconoscere tutti i segni di una società patriarcale: ma prima dell'avvento del patriarcato (che l'archeologa Marja Gimbutas fa risalire alle prime ondate migratorie del popolo Kurgan, avvenute 4500 anni fa), sembrano essere esistite in tutto il mondo delle civiltà in cui era il culto del Femminile a trovarsi al centro della società e della cultura.

Secondo alcuni studi, le prime tracce del culto della Grande Dea risalgono al Paleolitico superiore (più di 25.000 anni fa), mentre il maggior numero di ritrovamenti e testimonianze che attestano la sua venerazione risalgono al periodo Mesolitico e Neolitico (dal 7000 a.C al 3.000 a.C.), fino ad arrivare al 500 d.C, quando furono chiusi i templi della Grande Dea.

Durante queste civiltà preistoriche femminili non esistevano la famiglia, la proprietà privata, la gerarchia e la guerra: la divinità di culto era femminile, identificata con la Madre Terra e la maternità in generale. 

Non c’era separazione tra il sacro e il profano, anzi meglio sarebbe dire che il concetto di profano era sconosciuto: tutto ciò che accadeva sulla terra era sacro, e per tanto onorato come tale.

  

 

Dea Madre, Catal Huyuk (Turchia), 5900 a.C.

 

Recenti ricerche archeologiche e nuove interpretazioni sui ritrovamenti hanno evidenziato come il ciclo mestruale e il corpo femminile fossero centrali nell'approccio alla vita, tanto da venir considerati sacri, e come il sangue mestruale stesso era ritenuto generatore e rigeneratore di vita.

A partire da questa visione ciclica della Vita, nata dal sangue mestruale versato naturalmente e non dovuto a malattia o a ferita, caratteristica esclusivamente femminile, prese avvio tutta la civiltà. 

Dalla ciclicità del mestruo femminile affiorò la coscienza dello scorrere del tempo: di mese in mese le mestruazioni ricomparivano, accompagnate dalle fasi lunari, collegamento che fu chiaramente stabilito fin dalle epoche più remote.

I più antichi calendari ritrovati sono oggetti a forma di bastone con 13 tacche che rappresentavano i mesi lunari di 28 giorni, a testimonianza che anticamente la concezione del tempo era lunare anzichè solare: un anno era composto da tredici mesi invece dei nostri dodici, così come le donne avevano tredici cicli mestruali all'anno. 

 

 

Un osso ritrovato ad Aurignac e risalente a 32.000 anni fa: 
riporta incisioni del ciclo lunare e delle sue fasi 

 

Inoltre era chiaro anche il legame che la Luna ha con le gravidanze e i parti, con la semina e la crescita delle piante, con la vita animale e con le maree: la stretta associazione delle donne con i cicli della natura era evidente ed era oggetto di venerazione.

Per i popoli dell'Età della Pietra il mistero della nascita dei bambini era attribuito tutto alla figura femminile, al pari delle mestruazioni, e secondo alcune popolazioni primitive le donne venivano fecondate dallo Spirito del Vento o da qualche altra potenza magica.

Che la concezione dello scorrere del tempo derivi dall'osservazione del corpo della donna trova riscontro anche dal punto di vista linguistico, nel termine latino mens e in quello greco men, menòs che significano "luna, mese e misura".

Inoltre dal termine greco metra, che significa "utero", deriva la parola metro, a indicare l'unità di misura (in origine temporale), identificata con il mese lunare corrispondente appunto al ciclo mestruale.

 

 

La Sheela na Gig situata nella chiesa di Kilpeck (Irlanda).
Si tratta di sculture diffuse in Irlanda e Gran Bretagna, soprattutto nelle chiese, e considerate apotropaiche.

 

Nella cultura e nella civiltà della Grande Madre le celebrazioni di tutti i momenti salienti della vita femminile avevano grande importanza: il menarca, la gravidanza, il parto, la menopausa erano sottolineati da riti condivisi da tutta la comunità.

La Dea veniva spesso rappresentata seduta, con le gambe aperte e piegate, la vulva in evidenza da cui usciva il flusso mestruale.

Da tali premesse si sviluppò il modello ciclico di vita-morte-rinascita, che troviamo fin dall'epoca del paleolitico, quando le caverne, considerate sacre per la loro somiglianza all'utero, venivano intonacate con ocra rossa e i morti venivano sepolti dipinti di rosso e in posizione fetale per propiziare la rinascita.

In queste società il femminile era investito naturalmente di autorità e considerazione senza bisogno di predominio o conflittualità, proprio perché la visione della vita, i culti e i simboli erano di origine femminili.

 

Articolo a cura di Chiara Brunetti e Sundara Simone Bongiovanni

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