Karma e Crescita Personale

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Foto di gruppo del seminario intensivo "Il Viaggio dell'Eroe - Prima Parte"

 

Care Amiche e cari Amici,

da pochi giorni si è concluso il Viaggio dell'Eroe, Prima e Seconda Parte. Cogliamo l'occasione per ringraziare tutti i partecipanti per la profonda esperienza di crescita individuale e collettiva che abbiamo vissuto insieme...

 

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Foto di gruppo del seminario intensivo "Il Viaggio dell'Eroe - Seconda Parte"

 

E ora esploriamo un pò il concetto di Karma.

Karman è una parola sanscrita traducibile semplicemente come "azione" e indica il principio di "causa-effetto", una legge secondo la quale ogni azione umana genera inevitabili conseguenze per sé stessi e per gli altri non solo nella vita presente, ma anche in quelle future.

Oltre che nella civiltà greca e nella tradizione europea, la credenza nella reincarnazione o trasmigrazione delle anime (metempsicosi secondo Platone) è presente in altre aree culturali: il caso più notevole è costituito dal complesso teorico elaborato dall'induismo e dal buddhismo, che fa perno sul concetto di samsara, il ciclo di nascite e morti, e alle tecniche di liberazione da tale ciclo.

Le azioni e le emozioni della vita attuale infatti possono influire sulle incarnazioni future, a seconda della natura del karma che contengono: una condotta buona e virtuosa, indica un desiderio latente di sperimentare gli aspetti buoni e virtuosi della vita, pertanto chi si comporta in tal modo rinascerà in cielo sotto forma di Deva (Divinità, Angelo) o in una famiglia umana prospera e virtuosa.

D'altra parte, una persona che si comporta in modo immorale e compie atti crudeli, manifesta il desiderio latente di sperimentare gli aspetti negativi e crudeli della vita e di conseguenza attirerà karma che lo porterà a reincarnarsi all'inferno, come demone, o in forme di vita inferiori.

 

"Semina un pensiero, raccogli un'azione
Semina un'azione, raccogli un'abitudine
Semina un'abitudine, raccogli un carattere

Semina un carattere, raccogli un destino."

 

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Insomma la Legge del Karma non contempla punizioni o ricompense, ma semplicemente evidenzia le conseguenze delle scelte fatte in termini di responsabilità: secondo tale Legge qualunque sofferenza o piacere che l'anima sperimenta nella vita attuale è causato da scelte che ha fatto in passato.

Secondo la filosofia giainista, tutte le anime sono intrinsecamente pure, in possesso delle qualità di infinita conoscenza, percezione, beatitudine ed energia, è solo quando sono associate ai corpi fisici e alle sfide della realtà materiale che perdono la purezza originaria, scivolando nel ciclo delle vite, contaminate e ostacolate a causa del karma.

Il semplice atto della nutrizione può generare inevitabilmente conseguenze di natura karmica se vengono distrutte delle vite, animali o vegetali.

Un filosofo giainista, Virchand Gandhi così descrive il karma:

"Tutte le anime non liberate, quando trapassano da una vita all'altra, portano con sé il corpo Karmico, che è invisibile e sottile e questo corpo, a seconda delle energie karmiche che trasporta, attira le particelle di materia, necessarie per formare il nuovo corpo fisico. Gli organi dei sensi, le emozioni, la parola, il pensiero, i desideri, l'intelligenza, si formano in base alla capacità dell'anima di mettere insieme le informazioni che vengono attratte dalle connessioni karmiche, rinascendo nei mondi infernali o celesti.”

La liberazione dell'anima dalle impurità del Karma, può essere raggiunta applicando i giusti metodi di purificazione: nel corso dei secoli, monaci e yogi hanno sviluppato un corpus ampio e sofisticato di letteratura che descrive la natura dell'anima, i vari aspetti del karma e le modalità e gli strumenti per raggiungere la Moksa, ossia la liberazione.

 

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Negli Yoga Sūtra di Patanjali il Karma è connesso con quelli che sono definiti gli "stati dolorosi": ignoranza spirituale (avidyā); sentimento di individualità (asmitā); attaccamento (rāga); disgusto (dveśa); volontà di vivere (abhiniveśa): sono questi a influenzare il Karma e a sua volta il Karma spinge verso stati che creano dolore.

Ādi Śankara (788 – 820), il noto filosofo esponente dell'Advaita Vedānta, scuola che si rifà agli insegnamenti delle Upanishad elaborando un monismo assoluto che assegna al divenire del mondo e dell'individuo una realtà illusoria, riprende la teoria del Karma così come esposta da Patañjali e la amplia introducendo quei concetti che attualmente sono entrati nel linguaggio comune quando si discorre di karma.

Nei suoi numerosi commenti alle Upanishad, alla Bhagavadgītā e ai Brahma Sūtra di Badarayana, il filosofo distingue tre tipi di "residui karmici" identificabili alla morte dell'individuo:

  •     Prārabdhakarman: residui karmici di vite precedenti che erano già presenti alla nascita della vita appena conclusa
  •     Sañcitakarman: residui karmici di vite precedenti che sono rimasti latenti nella vita appena conclusa, che cioè non sono giunti a maturazione (vipāka)
  •     Sañcīyamāna (o anche āgāminkarman): semi generati dalle azioni compiute nella vita appena conclusa e che si presenteranno come residui karmici nelle vite future.

Il Prārabdhakarman del nuovo individuo nascente sarà quindi dato dall'insieme di Sañcitakarman e Agāminkarman: da questo punto di vista il Prārabdhakarman è quindi il Karma "ereditato" e che si dovrà cercare di far maturare, risolvere ai fini della liberazione

 

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Il mistico indiano Swami Vivekananda (1863 – 1902), esponente contemporaneo dell'Advaita Vedānta e uno dei principali artefici della rinascenza del pensiero hindu nell'India colonia britannica, così sintetizza il suo punto di vista sul karma:

«Noi entriamo in questa vita con l'esperienza di un'altra, e la fortuna o la sfortuna di quest'esistenza sono il risultato delle nostre azioni in un'esistenza precedente; e così noi stiamo diventando sempre migliori fino a che alla fine sarà raggiunta la perfezione. Non c'è altro modo per rivendicare la gloria e la libertà dello spirito umano e di riconciliare le ineguaglianze e gli orrori di questo mondo, che sistemare tutto il peso sulla legittima causa – le nostre azioni indipendenti, o karma. Inoltre, qualunque teoria della creazione dello spirito dal nulla conduce inevitabilmente al fatalismo e alla preordinazione, e invece di un Padre Misericordioso, ci mettiamo di fronte a un orrendo, crudele, e sempre arrabbiato Dio da adorare.»

 

“Se è la sofferenza che temi, se è la sofferenza

ciò che detesti, non compiere mai azioni cattive,

perché tutto si vede per quanto segreto.

 

Quelli che imbrogliano negli affari,

quelli che contro il Dharma agiscono,

quelli che frodano, quelli che truffano,

se stessi gettano in un gorgo,

perché le azioni delle persone con esse rimangono.

 

Qualsivoglia azione possa un individuo compiere,

siano esse di gioia portatrici, siano esse cattive,

un’eredità per lui costituiscono,

le azioni non svaniscono senza lasciar traccia.

 

Un’azione cattiva non necessariamente causa subito

a chi l’ha compiuta un qualche guaio.

 

Essa nascostamente allo stolto superficiale si accompagna,

proprio come un fuoco che giace sotto la cenere.

 

Proprio come una lama appena forgiata,

l’azione cattiva nell’immediato non provoca alcuna ferita.

 

Proprio il ferro produce la ruggine

che lentamente di certo lo consumerà.

 

Colui che il male compie,

dalle sue stesse azioni è portato

a una vita di sofferenza”.

 

Dharmapada

 

Articolo a cura di Akshara Umberto Carmignani

Bibliografia sul Karma

 

Vi segnaliamo il nuovo seminario di Costellazioni Karmiche alla Città della Luce,

il cui primo appuntamento é previsto per il 22 e 23 Luglio prossimi.

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