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Svegliati Italia!

In questi giorni è tornato alla ribalta un argomento che, come sempre in Italia, provoca accese discussioni, feroci dibattiti e rivela delle sacche di sorprendente rigidità e conservatorismo: ci riferiamo allo spinoso tema del riconoscimento delle unioni civili, nuovamente discusso in Parlamento alla luce della proposta di legge avanzata dalla Senatrice Monica Cirinnà (classe 1963, romana, esponente del PD, sensibile ai temi legati all’ecologia, alla nutrizione vegetariana e vegana, agli spazi verdi per i bambini – vedi le sue iniziative legislative).

Cosa prevede il disegno di legge Cirinnà (consultabile a questo link)?

  • In primo luogo che vengano riconosciute le Unioni Civili tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale equiparata nella sostanza al matrimonio;
  • in secondo luogo che anche le Convivenze di Fatto, ovvero situazioni di convivenza stabile “sostenuta da un legame affettivo di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale”, possano essere regolate da un contratto di convivenza secondo le norme del Codice Civile.

Il disegno di legge è in discussione in Parlamento, e lo scorso Sabato 23 Gennaio abbiamo assistito alla mobilitazione su scala nazionale di tutti i sostenitori dell’iniziativa: un milione di persone, omosessuali, eterosessuali, famiglie e non-famiglie, coppie e single, in tantissime piazze d’Italia (qui la mappa) hanno sfilato al grido dello slogan #SvegliatItalia!

Dall’altra parte è salito il malcontento e la protesta degli schieramenti cattolici e conservatori, che mentre preparano in risposta un nuovo Family Day, contestano in modo particolare l’Articolo 5 del disegno che prevede l’estensione della legge 184/1983, ovvero la stepchild adoption (l’ “adozione del figliastro”) anche alle unioni civili, permettendo di fatto alle coppie omosessuali di crescere dei figli.

 

  
Timeline degli sviluppi sul riconoscimento delle unioni omosessuali in Europa: l'Italia è in ritardo!

 

Rispettando pienamente il diritto di ciascuno di avere le proprie opinioni e convinzioni, e lasciando piena libertà di religione, culto e credenza, non si capisce tuttavia come mai sia ancora così difficile in Italia accettare che lo Stato (quindi un’entità laica, civile, rappresentativa di tutti i cittadini, comprese le minoranze di ogni tipo) preveda e dia la possibilità a chi lo desidera (non obbligatoriamente!) di costituire una relazione diversa nella forma (e nella sostanza) dal matrimonio.

Il sistema culturale, politico, religioso ed economico che governa il nostro Paese e che alimenta la resistenza al cambiamento, il giudizio, il diniego per questa proposta di legge evidentemente teme che, una volta approvata, porti al crollo della famiglia, il cosiddetto “caposaldo della società”, l’ “atomo sociale”, e come dare loro torto, dal momento che effettivamente la famiglia e la relazione monogamica è stata introdotta fondamentalmente per ragioni di carattere economico (per non dividere i patrimoni) e sociale (per garantire la legittimità della discendenza).

Può far sorridere, ma gli antropologi sono concordi nel riconoscere come per l’uomo primitivo non ci fosse un collegamento tra sessualità e riproduzione, tra l’amplesso e il concepimento di un figlio: in una cultura matriarcale rientrava nella sfera del potere "magico" della Donna il procreare, il dare la vita, indipendentemente dall’attività sessuale svolta, e la prima forma di famiglia è stata monogenitoriale, composta unicamente dalla madre e dai figli (di padri anche diversi), come sosteneva già nel 1861 Johann Bachofen, uno dei primi studiosi della famiglia in termini evolutivi (autore di uno degli studi fondamentali sul Matriarcato).

Nel passaggio dal matriarcato al patriarcato infatti, i maschi dominanti dimostravano il loro potere prendendo numerose mogli (spesso indicandone una ufficiale per generare una prole legittima), mentre i maschi meno forti, pur di garantirsi comunque una vita sessuale e una prole, prendevano una sola compagna "esclusiva" e questo  era loro concesso per evitare ogni forma di ribellione o di minaccia al maschio dominante (si vedano gli studi di Sergey Gavrilev, Richard D. Alexander, Laura Betzig).

 


Un caso attuale di poligamia fuori controllo: le 78 mogli del reverendo mormone Warren Jeffs
(arrestato nel 2011 per abusi psicologici e sessuali sulle sue mogli minorenni)

 

Dal punto di vista opposto e complementare (secondo la teoria del “compromesso femminile”) le donne hanno accettato sia la poligamia (nel caso  del maschio dominante), sia la monogamia (nel caso di maschio non-dominante) con l'unica finalità di garantire la sopravvivenza, l'accudimento, la cura e il benessere propri e della prole: per esigenze di praticità insomma andava bene sia essere una delle tante mogli di un uomo molto ricco e potente, sia essere l'unica moglie di un uomo totalmente dedicato (si vedano gli studi di Kanazawa e Still 1999,  Moav e Shimon 2008).

I testi antichi d’altro canto parlano chiaramente di varie forme di poligamia, che tuttavia rimangono casi isolati o eccezionali: nell’antico Egitto era consentita la poligamia soprattutto nella famiglia reale, nella Bibbia figure di grande importanza come Abramo (a cui la stessa moglie Sara, sterile, offre la serva Agar per generare il figlio Ismaele), o il re Salomone (sembra simbolico il conto di 700 mogli e 300 concubine) e il re Davide praticavano la poligamia; nel mondo greco Omero racconta di Priamo, re di Troia dalle molte mogli e concubine; anche nell’Islam, dove la poligamia è tuttora consentita, gli harem erano appannaggio dei nobili o dei ricchi.

Insomma, in molte società e culture tribali è esistita fino a poco tempo fa (tra gli Indiani d'America e in alcune zone dell'Africa) la poligamia per entrambi i sessi, ma la monogamia di fatto ha prevalso come forma di organizzazione sociale: anche in società e culture dove la poligamia è permessa e tollerata, la maggior parte delle unioni e delle famiglie era di natura monogamica e di lì il passo alla codificazione di rituali sociali e forme contrattuali per la costituzione della coppia è stato breve.

Nel diritto greco e romano viene introdotto l'istituto del matrimonio arrivato fino ai giorni nostri, che inizialmente consisteva nel passaggio di proprietà della giovane donna dal padre al marito: “Chiedere la mano” di una donna a suo padre riprende esattamente la formula del matrimonio romano cum manu, il trasferimento del potere dell’uomo sulla donna, e il termine stesso matri-monio indicava proprio il “dovere/compito della madre” (mater e munus), cioè allevare i figli (accanto al patri-monio, "il dovere del padre" di dare sostentamento materiale alla famiglia).

 


Le scimmie bonobo, con le quali condividiamo il 98% del patrimonio genetico

 

In natura invece la maggior parte degli esseri viventi pratica la promiscuità, e si trovano comportamenti di ogni tipo dal punto di vista sessuale: dall’ormai noto caso delle scimmie bonobo, che utilizzano la sessualità (sia eterosessuale che omosessuale) quale sostituto dell’aggressività nel risolvere i conflitti e come frequente mezzo di interazione sociale, alla fedeltà monogamica di pinguini imperatori, pipistrelli, lupi, volpi, gibboni, castori (fino al proverbiale piccione, l’animale più rigorosamente monogamo, fedele e selettivo rispetto al proprio partner), ai molti e riconosciuti esempi di omosessualità e di relazione permanente omosessuale (addirittura il maschilissimo leone!)

La teoria principale sulla sessualità “biologica” si fonda sulla competizione spermatica: mentre nella femmina il seme è limitato (uno o due ovuli al mese, nel caso della donna), nel maschio la produzione è molto più numerosa e frequente (20 milioni di spermatozoi per ogni eiaculazione, nell’uomo), e ne consegue che nell’interesse della femmina vi è la selezione del partner migliore (da qui l’accoppiamento con più maschi possibile), in quello del maschio vi è lo spargimento più ampio possibile del proprio seme (da cui l’accoppiamento con più femmine possibile).

Insomma, per la biologia è naturale la promiscuità, la moltiplicazione dei partner sessuali, il ricambio e sia la monogamia e la fedeltà, sia l’omosessualità sono presenti (pur se statisticamente meno frequenti): la famiglia è sicuramente un’entità biologica (e non si discute che sia composta da padre, madre e figlio), ma è soprattutto un elemento sociale, culturale, morale che è esistito in varie forme ed è sempre stato sostenuto e protetto dagli istinti e dall’evoluzione.

Cosa c’è da temere quindi? Se da una parte è vero che non siamo animali, e quindi non dobbiamo sottostare agli istinti primordiali ma controllarli, dall’altra “siamo animali” che riconoscono e onorano la loro parte istintiva, sessuale, libera unitamente alla parte evoluta, consapevole, spirituale: sarebbe bello per noi italiani non perdere l’occasione per aprire le nostre menti, i nostri cuori, lasciandoci tutti  liberi di amare, vivere, convivere con chi desideriamo (e magari un giorno verrà dato riconosceremo giuridico anche alla comunità!).

#SvegliatItalia!

 

Articolo a cura di Sundara Simone Bongiovanni

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