il Primo Simbolo di Reiki si trova scritto in giapponese negli editti degli imperatori ed esprime il comando. Rende disponibile e direzionabile l'energia, la sua traduzione potrebbe essere "Energia Qui e Ora" e la sua forma ne rappresenta e specifica il significato.

Il Secondo Simbolo è una lettera dell'alfabeto sanscrito e rappresenta una particolare qualità del Buddha, è una pratica diffusa nel Buddismo Giapponese combinare l'antico sanscrito con il kanji per creare simboli o definizioni all'interno delle scritture sacre.

il Terzo e Quarto Simbolo sono in giapponese e vengono spesso pronunciati e scritti durante funzioni religiose Buddiste e sono considerati perfino dei mantra.

I simboli di Reiki sono chiavi che aprono livelli differenti della coscienza.

I primi tre simboli vengono rivelati nel corso del Secondo livello e danno la possibilità di interagire con i quattro piani della realtà: fisico, emozionale, mentale e spirituale.

Il Quarto è il Simbolo del Maestro, viene rivelato nel corso del Terzo Livello e permette di attivare nelle persone la capacità di trasmettere Reiki.

 

Il Primo Simbolo di Reiki: alla Presenza dei Kami

Primo Simbolo Reiki

 

Per comprendere l’utilizzo del Primo Simbolo ricorreremo a una sua rappresentazione grafica che ne illustra chiaramente il significato. Dal piano dell’Universo (la linea orizzontale) l’energia creativa può essere materializzata (la freccia che va dall’alto in basso), oppure dal piano interiore e fisico (i cerchi concentrici) l’energia creativa può essere direzionata e finalizzata verso la dimensione spirituale (la freccia che dal basso va verso l’alto).

Secondo alcuni autori, il Primo Simbolo si ritrova in Giappone negli editti dell’Età Imperiale a indicare letteralmente «Per comando dell’Imperatore» esprimendo quindi l’idea di un potere assoluto e coercitivo. Secondo altri, il Primo Simbolo andrebbe letto nell’ottica Shintoista e allora significherebbe «In presenza dei Kami»: questa versione ci appassiona maggiormente.

 

Kundalini

 

Il Primo Simbolo è anche assimilabile all’Energia Cosmica Creativa incarnata nella tradizione vedica dalla Dea Kundalini, o Shakti, l’aspetto divino femminile dell’Universo. Avvolta a spirale come un serpente, giace dormiente e pacifica nel Muladhara Chakra. Da qui inizia a salire attraverso il Canale o Nadi detto Shushumna, alimentando e potenziando i vari Chakra.

Kundalini rappresenta la forza vitale primordiale ed è raffigurata come serpente avvolto in tre spire e mezza intorno alla base della colonna vertebrale. È energia nervosa a carattere sessuale, è ferocia animale, è istinto di sopravvivenza e riproduzione. Se Kundalini si risveglia in un individuo che non sia in grado di canalizzarla verso livelli superiori, essa assume un comportamento devastante, manifestandosi come perversione, crudeltà, pazzia.

I Tantra sono i testi indiani che rivelano i metodi per il corretto risveglio della Kundalini. Se propriamente risvegliato e incanalato secondo i metodi della disciplina tantrica, il potere vitale apre tutti i poteri dell’uomo fino al più elevato potere spirituale. Il processo del risveglio di Kundalini è una sorta di Viaggio Eroico, di discesa agli inferi, passaggio obbligato per giungere al paradiso, e scoprire, in fine, che il paradiso e l’inferno sono l’uno l’immagine speculare dell’altro e che solo affrontando e rielaborando la propria parte istintuale e inconscia l’essere umano può accedere ai più alti regni dell’Illuminazione e della liberazione.

 

Shakti, il livello cosmico

Mahashakti, la grande Shakti, la sposa di Shiva, corrisponde a livello cosmico alla Kundalini che è in ogni uomo. Shakti, la Grande Madre, è il potere della vita e della manifestazione dell’esistenza, il motore del divenire, è la natura ed è la forza per l’evoluzione naturale, ma Shakti è anche Maya, il grande velo che offusca la vera immagine della realtà agli occhi dell’uomo.

 

Il Caduceo

È un altro Simbolo che per alcuni versi ricorda il Primo Simbolo e che rappresenta l’evoluzione dell’energia materiale in energia spirituale (dal basso verso l’alto) e anche il superamento della polarità (i due serpenti che si fronteggiano) a opera della saggezza spirituale (il bastone di Ermete, messaggero degli Dei).

Narra la leggenda che Mercurio (Hermes), il messaggero degli dei, ricevette un bastone da Apollo. Quando giunse in Arcadia, gli si pararono innanzi due serpenti che si combattevano, allora egli gettò il bastone tra loro ed essi si riappacificarono.

Da questa leggenda è nato il Simbolo del Caduceo, un segno di armonia rappresentato da un bastone con due ali aperte e due serpenti attorcigliati che si guardano l’un l’altro. Per questa ragione, nell’antica Grecia, il Caduceo era il simbolo degli araldi negoziatori di pace e aveva lo scopo di proteggerli dai nemici. Lo si è anche considerato simbolo dell’equilibrio morale e della condotta esemplare: il bastone esprime il potere, i due serpenti la sapienza, le ali la diligenza, e l’elmo è l’emblema dei pensieri elevati.

 

La Spirale

Il Primo Simbolo ricorda anche una spirale, forse a rappresentare la Galassia come emblema dell’Energia Cosmica Universale.

La spirale, curva piana che ha la proprietà di avvolgersi in infiniti giri intorno a un punto, è una struttura onnipresente nella natura: dai fiori del girasole alle corna degli animali, dal moto dei cicloni alla molecola del DNA, dal guscio delle conchiglie alle galassie.

Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, tutto sembra regolato da un gioco di perfezione matematica, da precisi calcoli geometrici, applicati dalla piccola chiocciola che vive nel sottobosco all’immensa galassia a spirale che contiene miliardi di stelle. La spirale può avere sviluppo infinito, ingrandendosi fino alle dimensioni dell’Universo, o rendersi sempre più sottile fino alle dimensioni impalpabili dell’infinitamente piccolo e infinitamente indeterminato; come un frattale può duplicarsi e moltiplicarsi in serie sempre più numerose e complesse.

Il Primo Simbolo trasforma la materia, piana e lineare, in energia, circolare e dinamica e la concentra in un punto preciso, come un laser.

 

Secondo Simbolo Reiki

 

 

Il Secondo Simbolo di Reiki: il Buddha della Luce Infinita

Il Secondo Simbolo riguarda il piano Emozionale/Mentale, ci aiuta a portare l’energia in profondità nel nostro psicosoma, oltre le nostre difese caratteriali e il controllo della mente e trasformare l’energia in informazione. La sua traduzione letterale potrebbe essere «Oltre le difese inconsce e consce verso la realizzazione della mia vera identità».

La direzione dell’energia (la freccia orizzontale) indica che il flusso scorre dalla sinistra al centro verso la destra, dall’esterno all’interno e all’esterno, dal passato al presente al futuro, dall’inconscio al conscio al superconscio e così via… La linea verticale a sinistra rappresenta le prime difese, quelle che utilizziamo per isolarci dal mondo e dagli altri, per non vedere e non sentire.

Il Secondo Simbolo permette all’energia e all’informazione di penetrare attraverso questa prima linea di difesa e raggiungere il nucleo della nostra identità (Ki) raffigurato dal cerchio, la Mente, il cervello con i suoi emisferi destro e sinistro. La linea verticale a destra rappresenta i blocchi nell’espressione della nostra identità e con il Secondo Simbolo l’energia e l’informazione (che sono una sola cosa) attraversano anche questi, rivelando la nostra vera natura a noi stessi e agli altri.

Il nome giapponese del Secondo Simbolo significa «Calma delle emozioni» oppure «Pace Spirituale». Nella forma originale ricorda la sillaba AUM o OM, oppure una lettera dell’alfabeto sanscrito (HRIH), ma è anche e soprattutto il Simbolo del Buddha Amida.

 

Amida Nyorai, in sanscrito Amithaba

Non deve stupire che una parola possa essere scritta in sanscrito e pronunciata in giapponese. Per il Buddhismo giapponese è normale adottare testi o divinità provenienti dall’India mantenendone la scrittura sanscrita, ma traducendone il significato in kanji.

Il mantra Namu Amida Butsu (Sia Lode al Buddha Amida) è raffigurato dal Simbolo Kiriku. Secondo la tradizione, Amida (in sanscrito Amithaba) era un re che, convertito al Buddhismo, rinunciò al trono, divenne monaco con il nome di Dharmakara, decise di diventare un Buddha e di dimorare nel Paradiso della Terra Pura (Jodo Shin), per offrire una vita di beatitudine a tutti coloro che vi avessero preso dimora sino al definitivo passaggio al Nirvana.

L’Amidismo o Dottrina della Terra Pura ebbe una forte presa sui ceti più umili a causa della estrema semplicità e della speranza in un futuro migliore con cui si presentava. Amida è la principale divinità del Buddhismo Jodo Shin e si ritiene che possieda la capacità di portare alla Mente la Pace Spirituale e la Salvezza.

È interessante notare che la tomba di Usui si trova proprio nel cimitero di un tempio del Buddhismo Jodo Shin.

Amida Butsu è anche considerato il Buddha della Luce Infinita e della Vita Eterna. Letteralmente «Luce illuminata» o «il Buddha dall’Incommensurabile Splendore», Amida Butsu è simbolo di misericordia e saggezza, in alcune iconografie è adornato con una corona di gemme e siede al sommo del loto, simbolo di purezza. In India e in Tibet Amida (o Amitâbha) è raffigurato con le mani nel tradizionale Mudrâ della meditazione. Mudrâ significa «Sigillo, segno», atteggiamento del corpo o gesto simbolico. Nel Mudrâ della meditazione le mani sono posate in grembo, il dorso della mano destra giace sul palmo della sinistra, in modo che le punte dei pollici si tocchino leggermente. La destra sovrastante simboleggia lo stato di Illuminazione, la sottostante il mondo fenomenico. Una forma particolare di questo Mudrâ, chiamata in giapponese Amida Jô-in, rappresenta la meditazione, l’insegnamento e l’accoglienza nel paradiso della Terra Pura. Nella sua discesa dal Paradiso per guidare i fedeli verso la Terra Pura, Amida è spesso accompagnato da due Bodhisattva, Avalokiteshvara (Kannon) e Mahasthamaprapta (Seishi).

 

Kannon Bosatsu, in sanscrito Avalokiteshvara

È il Bodhisattva che personifica la compassione, figura centrale del Sutra del Cuore e protettore di coloro che sono in imminente pericolo. È lui che rivela il Sutra del Cuore «Tayatha Gate Gate Paragate Parasamgate Bodhi Svaha» e invita a superare ogni limite per raggiungere l’Illuminazione. Il suo nome significa «Il Signore dallo sguardo rivolto in basso (per guardare la sofferenza)». È molto popolare in Cina e in tutto l’estremo Oriente. Viene rappresentato con una figura maschile in Tibet e India, mentre in Cina, Giappone e nel resto dell’estremo Oriente è una figura femminile. Il mantra «Om Mani Padme Hum» viene chiamato «il mantra di Avalokiteshvara» e significa Onore al Sacro Gioiello e al Fiore del Loto. Il Gioiello rappresenta la compassione e il Loto la saggezza. Viene chiamato «Guan Yin» in Cinese, «Chenrezig» in Tibetano e «Kannon» in Giapponese. Chenrezig è la divinità tutelare del Tibet e lo stesso Dalai Lama viene considerato come una sua incarnazione.

 

Terzo Simbolo Reiki

 

 

 

 

Il Terzo Simbolo di Reiki

Il Terzo Simbolo è scritto e pronunciato in giapponese kanji. Il suo significato è complesso e descrive il senso del cammino spirituale degli uomini nel loro viaggio terreno e nella loro aspirazione alla dimensione spirituale. Riguarda anche la facoltà di inviare trattamenti di Reiki a distanza nel tempo e nello spazio e purificare l’energia degli ambienti.

Se il Primo Simbolo riguarda il «Qui e Ora» e il Secondo Simbolo riguarda il «Dentro» il Terzo Simbolo esprime il concetto del superamento della normale concezione di «Spazio-Tempo», permettendo all’energia-informazione di viaggiare a distanza, di interagire con accadimenti passati o futuri.

Rappresenta il mistero, il trascendente, l’essere al di sopra e al di là di ogni limite, l’apertura verso l’ignoto, che è possibile solo quando l’uomo rientra in contatto con le sue origini divine, quando ritrova la fiducia e la fede, l’onestà, l’umiltà.

Il Terzo Simbolo Serve anche a «sacralizzare» ossia a portare l’energia e la Luce dello Spirito su oggetti, persone o situazioni.

Può essere utilizzato in luoghi o circostanze particolarmente «oscuri e densi» a causa del dolore e della paura che vi si sono depositati (ospedali, carceri, tribunali).

Chi utilizza particolari strumenti terapeutici per il proprio lavoro può efficacemente tracciare su di essi il Primo e il Terzo Simbolo per aumentarne l’energia di guarigione.

 

Riassumendo:

I Simboli di Reiki possono essere tracciati con un movimento delle mani, possono essere visualizzati, il loro nome può essere ripetuto come un mantra, ma tutto questo si rivela inutile in mancanza della cerimonia di Attivazione del Secondo livello Reiki. In questo caso si tratta di una vera e propria attivazione delle energie corrispondenti a ciascun simbolo e che abbiamo precedentemente descritto. Nel corso del Secondo livello lo studente impara a conoscere i simboli, si esercita nella corretta esecuzione, apprende a pronunciarne con precisione il nome, apprende le sequenze corrispondenti ai vari trattamenti e in quali circostanze e con quali modalità applicarli. Il secondo simbolo serve per penetrare fino alla mia essenza e sciogliere le difese che ne impediscono la manifestazione. Con il terzo simbolo posso dare energia alle mie relazioni, alla mia situazione economica, alla mia infanzia, al mio karma, al pianeta terra, ai bambini, ai miei amici, alle persone care, alla mia vita, al destino del mondo…

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